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Patch Adams

Patch Adams

Sorridere. La medicina più miracolosa del mondo

patch adams

Ciao. Ieri avevo uno strano presentimento. Hai presente quando proprio sai che qualcosa sta per succedere, ma non riesci bene spiegartelo?

Dunque, era un martedì che pareva un lunedì: la solita giornata in ufficio che inizia sbadigliando e finisce stramazzando al suolo implorando pietà! Niente di particolare. Eppure, mi sentivo diversa. “Forse è il trasloco che mi agita”, ho pensato. Ricordi che tornano a galla, progetti, speranze…

Uscita dal lavoro, sono andata a fare la spesa (mi mancavano un sacco di prodotti per pulire: argh) e soprattutto, il frigo gridava vendetta. Non c’era più neanche il latte per la colazione, per dire. O i bocconcini di manzo per Gengis, povero gatto.

Per fortuna tra uno scatolone e l’altro era rimasto fuori Patch Adams. Proprio quello di cui avevo bisogno per scrollarmi di dosso un inizio settimana faticoso e le strane vibrations che mi rendevano cupa… Anche se: fiumi di lacrime garantiti.

Premessa: pensa alle certezze della tua vita. Non so, le lasagne della nonna? I fiori che sbocciano in primavera? Il sole d’estate? Le foglie che cadono in autunno? Il gelo invernale?

Bene: Patch Adams è così. Una sicurezza assoluta di pianto incondizionato fin dai primi minuti, commozione, patimento, emozione, tenerezza, gioia e dolore che si mescolano e danno vita a lacrime, lacrime e ancora lacrime.

Quando ho visto partire le prime immagini, ho guardato Gengis e ho pensato: “Scappiamo! Via da qui, fuggiamo a mille chilometri di distanza da questo televisore, per l’amor del cielo”. E invece…

Non si scappa dalle emozioni… Perciò, cosa ho fatto? Brava, indovinato, ho preparato una bella ciotola di pop-corn e mi sono accoccolata sul divano. Gengis, forse immaginando il peggio, è fuggito sul balcone, rincorrendo una falena.

Il problema è che a me, il volto di Robin Williams, già da solo, commuove tremendamente, ai limiti del sopportabile. Lo guardo e mi si gonfiano gli occhi (cosa che mi capita in qualsiasi suo film). Trovo che, come attore, sia un genio. Nessuno come lui sa trasmettere l’emotività umana. È struggente, non ci sono altre parole.

In questo film, in particolare, lui interpreta un medico, che esiste davvero, diventato famoso per la sua cura verso i sentimenti dei pazienti e le loro emozioni. Ed è l’inventore della cosiddetta “clownterapia”. Sì, proprio quel tipo di approccio “del sorriso”, “della risata” che il medico può suscitare nel malato, quell’attenzione alla qualità della sua vita e non solo alle fredde prescrizioni di farmaci.

Allora, te lo devo dire proprio adesso: questo argomento per me è molto importante, lo sento vicino. Mi è capitato, nella mia vita, di incontrare dei “clown” che, in una corsia di ospedale dove c’era una persona a me cara, mi hanno davvero rasserenata con un sorriso – tranquilla, poi è andato tutto bene.

Te lo racconto, perché ho sperimentato in prima persona, anche se non come paziente per fortuna, l’efficacia e il valore di questo tipo di terapia, addirittura per i parenti delle persone ricoverate!

Nel film, però, si vedono anche le difficoltà che Patch Adams ha dovuto incontrare nel corso della sua carriera (sia private, che di lavoro). Eccolo, allora, intraprendere il suo tortuoso sentiero nel mettere in pratica queste rivoluzionarie teorie. Alti e bassi, la voglia di mollare tutto, la speranza che rinasce nel sorriso disarmante dei suoi piccoli pazienti. La cosa più bella del film infatti sono i bambini: vederli ridere è un’esperienza unica.

Quando Patch Adams si mette il naso finto, rosso, perché “ha il raffreddore” e il primo bimbo, dal lettino dell’ospedale, inizia a ridere, io ero già al mio terzo fazzolettino. Gensis, credo impietosito dai miei singhiozzi, è tornato in salotto e si è raggomitolato vicino a me, facendo addirittura le fusa: dovevo essere messa davvero male he he.

Preferisco non svelarti il finale, perché non voglio rovinarti la sorpresa. Ti dico solo che, a un certo punto, lui si ritrova a dover affrontare la Commissione Medica della sua università dove pronuncerà un discorso memorabile (e straziante, dal punto di vista delle lacrime: ho pianto tutto il tempo, arrivando a metà della mia scatola di fazzoletti e dei pop corn contemporaneamente!). In questo discorso, dice:

Vogliamo combattere le malattie? Allora iniziamo a combattere la più terribile di tutte: l’indifferenza.

E poi:

Qui vedo oggi un’aula piena di studenti di medicina. Non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita.

Bè, che altro aggiungere? Ti consiglio di vederlo prima o poi: perché comunque questo è un film pieno di luce, dolcezza ed energia.

Fattore Tempo Box?
N.C. (Non Classificato). Il film più commovente che abbia visto negli ultimi 32 anni. E io ne ho solo 30…

La scena più commovente? Senza dubbio: quella dei bambini in ospedale che ti ho raccontato. Si piange e si ride e poi si rimpiange: mille emozioni che si mescolano insieme e ti riempiono veramente il cuore.

La scena che ti cattura? Quella in cui Patch Adams recita una stupenda poesia di Neruda.

Questo film è da voto: Tracce di trucco sulle scarpe

Sull'Autore

momo.cri

Giovane, semplice e spensierata. Amo i film e amo le nuvole. La mia droga, sana e naturale, sono le grandi storie di amore...

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